Sulla precarietà

Giornata Blues  in quel di Amsterdam. Aiutata dall’autunno: freddo con il sole e foglie di mille colori… Ieri sera il CdA dell’Università di Firenze ha deliberato il “rinvio dell’assunzione di 43 ricercatori, programmata per il primo novembre 2008“. Da notare che per alcuni è il secondo rinvio (la loro assunzione era programmata per il primo novembre 2007). E così dopo tante speranze e, soprattutto, tanti programmi sulla ricerca che avrei voluto portare avanti nei prossimi mesi.. si deve ricominciare da zero. Ed in più dal primo novembre avrò solo il posto di insegnante ad NYU in Florence… I am on the job market… again….

E riprendo in mano devi vecchi appunti in cui scrivevo “Perchè mi sento precario?”.  Beh il punto di partenza è un equivoco: la precarietà confusa con la durata del contratto di lavoro. Non si è precari se il tuo contratto dura solo 3 o 5 anni. Lo si è sicuramente se in un anno hai 4 contratti da tre mesi con la stessa amministrazione….

La precarietà dipende dall’aumentata incertezza, dalla mancanza di informazioni, dalla quasi (o totale) dipendenza da eventi (persone ed istituzioni) esogeni. Precarietà è l’impossibilità di organizzare acquisti di beni durevoli, di decidere se, quando e come fare il viaggio durante le vacanze. Ovviamente per noi italiani l’equivoco nasce dal fatto che i contratti temporanei presentano una sensibile riduzione di diritti dei lavoratori rispetto ad un contratto a tempo indeterminato. Ed è rafforzato dalla presenza di un arcaico stato sociale che protegge le persone in quanto lavoratori e non come cittadini. Perchè avere il sussidio di disoccupazione solo dopo aver lavorato? Perchè avere l’indennità di maternità so se la donna è lavoratrice? Perchè il mio punteggio per gli asili nido si riduce in quanto lavoratore atipico?
Il sussidio di disoccupazione deve difendere il cittadino da un sistema che non riesce a raggiungere la piena occupazione. La maternità deve difendere la donna nella sua scelta (ottimale per l’intera società) di far nascere una nuova generazione ed infine è dagli asili nido che deve partire la lotta contro le diseguaglianze sociali. 

La precarietà non si batte con l’assunzione ope legis ma con un stato sociale che riconosca tutte le sfere della persona, non solo quella economica.

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